Processi per la stesura di un piano di PC comunale 

Questo documento vorrebbe fornire agli operatori una metodologia per l'individuazione dei rischi più probabili e per la stesura delle procedure nei Piani Comunali di Protezione Civile.
Si tratta di una metodologia che si basa sull'analisi sistematica dei processi che devono essere attuati durante le emergenze. Può essere utilizzata collettivamente dai componenti il gruppo comunale di protezione civile per definire anche i più piccoli dettagli delle azioni da intraprendere durante un'emergenza. La collegialità permette inoltre una rapida assimilazione della procedura già durante la sua definizione da parte dei futuri, probabili utilizzatori.

Il compito della pianificazione di emergenza, a livello provinciale, è stato svolto finora dalle Prefetture, sulla base dell'art. 14 primo comma della Legge 225/92, senza però che queste avessero la disponibilità di strutture tecniche di riferimento (forse salvo i Vigili del Fuoco).
L'attribuzione di questa competenza si spiegava solo con la concezione, prevalente nel 1992, del Piano di Emergenza (detto anche "piano di protezione civile" a livello comunale) come un piano "procedurale", cioè un insieme di azioni "dovute" dai vari organi dello Stato e di altre amministrazioni nel momento dell'emergenza coordinata dal Prefetto.

Successivamente si è affermato il sano principio che un piano di emergenza è qualcosa di più complesso di un semplice elenco di risorse teoricamente disponibili e di competenze istituzionali messe su carta, richiedendo piuttosto la "simulazione" di un evento complesso (di protezione civile, appunto), cioè la determinazione "scientifica" di scenari di rischio.
Dalla definizione su carta degli scenari di rischio (aree interessate, popolazione coinvolta, strutture danneggiabili, etc.) si può risalire al "cosa succederebbe se..." e quindi alle necessità di mobilitazione di strutture operative: quanti vigili del fuoco, quanti volontari, quali strutture di comando e controllo, quali strade o itinerari di fuga, quali strutture di ricovero, aree sanitarie, etc.

Segue poi il cosiddetto "modello di intervento", cioè la check list in cui sia definita una procedura operativa nella quale sia chiaro e leggibile "chi fa che cosa", in modo predeterminato e non soggetto a decisioni da prendersi sotto lo stress dell'emergenza.
Insomma, uno strumento di lavoro tarato su una situazione ipotetica verosimile sulla base delle conoscenze scientifiche del momento attuale, aggiornabile e riadeguabile non solo quando cambiano nomi e numeri di telefono, ma soprattutto quando si acquisiscano, ad esempio, nuove conoscenze sui rischi del territorio o nuovi sistemi di monitoraggio e preannuncio.
A livello comunale, ovviamente, ci si aspetta di arrivare a un dettaglio esaustivo, cioè non ulteriormente approfondibile, che consenta al gestore dell'ipotetica emergenza di avere con un colpo d'occhio il quadro della possibile ampiezza del disastro, della popolazione coinvolta, di conoscere le vie di fuga, e così via: uno o più "scenari di rischio", a cui possono corrispondere diverse tipologie di intervento, in una sorta di "albero delle possibilità" che deve essere il più possibile predeterminato.
E' appena il caso di sottolineare un punto che è più volte ribadito nelle direttive, cioè che il Piano deve essere redatto comunque sulla base delle conoscenze scientifiche possedute al momento, senza attendere studi in corso o futuri incarichi o perfezionamenti: un piano "speditivo", sia pure impreciso e cautelativo, è meglio che nessun piano. Appena possibile, si farà una revisione del Piano, lo si migliorerà, lo si completerà con più dati e più basi scientifiche.
Il concetto chiave della pianificazione di emergenza è comunque: cercare di prevedere tutto, ma lasciarsi un margine di flessibilità per "l'assoluto imprevedibile".
Il modello da seguire è il manuale operativo degli aerei, la check list che i piloti seguono scrupolosamente anche dopo anni e anni di pratica, come se fosse la prima volta.

La procedura deve diventare automatica, ma il modello di risposta all'emergenza deve essere sufficientemente flessibile e snello per affrontare situazioni non previste.
 
. Processi per la stesura di un piano di PC comunale (file scaricabili).
Prima parte.pdf ..
Seconda parte.pdf ..
Terza parte.pdf ..
Quarta parte.pdf ..

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per maggiori informazioni: pcivile@pca.it


realizzazione grafica PCA Computers
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