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La
comunità ....................
sportiva
Nel
costituire una società sportiva o meglio una poli società è
facile orientarsi subito verso l'obiettivo di realizzare i
migliori risultati nelle competizioni , con una preoccupazione
solamente agonistica.
Per
giungere a questo, però, occorre selezionare i giocatori e
quindi inevitabilmente emarginare i meno capaci.
Nell'attuale
società dei consumi lo sport è finalizzato allo spettacolo e
al profitto (esibirsi
per guadagnare ), il che uccide nei giovani la gioia e il
gusto dello sport distensivo.
I
giovani che chiedono di entrare a far parte di un gruppo
sportivo non ricercano solo il gioco o il divertimento ma
desiderano l'amicizia dei coetanei, sentono il bisogno
di essere partecipi in attività extra-familiari e parte
attiva nelle imprese sportive.
Per
non disattendere a tutto questo, la nostra società sportiva
deve dunque lasciare libera espressione ai suoi atleti,
anzi deve educarli a valori umani e, nel nostro caso,
anche a valori cristiani: per questo il gruppo sportivo
deve diventare strumento della Pastorale, in quanto essa è
attività e impegno a crescere nei valori della fede.
La
nostra società sportiva decide di essere società organizzata
per privilegiare la creazione del giovane maturo piuttosto che
del giovane campione, tutto questo senza relegare l'attività
sportiva all'ultimo posto.
Occorre
cercare quell'equilibrio che permetta al ragazzo, attraverso
lo sport inteso come gioco atletico, di maturare
convinzioni e valori che lo aiutino ad essere protagonista
anche in altri campi (lavoro, scuola, ecc).
Quindi
stare dalla parte dell'uomo (valore antropologico)
comporta evidentemente di stare anche dalla parte dei poveri .
Ma fare la scelta dei poveri dice qualcosa di ancor più
decisivo, se vogliamo coraggioso ed impegnativo .
Scegliere
i poveri vuole dire scegliere i "più" e
contemporaneamente i "meno". I "più"
perché i "poveri" sono la stragrande maggioranza, i
"meno" perché sono quelli che danno minor lustro e
minori soddisfazioni.
Chi sono i poveri dello sport ?
Sono
in anzitutto quelli che lo sport non lo fanno perché non
hanno i mezzi, perché sono insufficienti le strutture e perché
nessuno li cerca, perché non si ha interesse a farli entrare
nel recinto dello sport. Sono poveri anche quelli
che nel recinto già vi sono ma che sono messi da
parte, o sul piano tecnico perché non hanno doti speciali per
far vincere la squadra, o sul piano personale perché non si
riconosce loro alcun diritto di parola e di partecipazione.
Allora
fare la scelta dei poveri insieme a quella dell'uomo vuole
dire entrare nel vivo dei meccanismi che regolano il modo di
organizzare lo sport per cambiarli
per rovesciarli se occorre. Tutto questo non deve
essere preso come una posizione utopistica o velleitaria da
parte della società sportiva ma è un prendere coscienza del
lavoro che vi è da fare in un ambito nuovo, e pieno di valori
e di entusiasmi.
I
meccanismi dell'organizzazione sportiva sono criteri che
presiedono alla promozione iniziale della pratica sportiva, a
partire da quell'azione che viene identificata con il termine
di "reclutamento", cioè scelta dei partecipanti,
metodi della conduzione tecnica , scelta dei modelli tecnici e
dei modi per trasmetterli e farli assimilare ; scegliere i
criteri che regolano le espressioni agonistiche la
preparazione alle gare o delle gare, il modo di gestirle, sono
i sistemi organizzativi in base ai quali si scelgono le
formule dell'attività e si caratterizza la scelta di fondo
dell'uomo.
Certo
non è sempre facile né semplice fare le scelte giuste.
Non
è facile scegliere di lavorare con cinquanta ragazzi a
livello tecnico agonistico mediocre, anziché con dieci che
danno affidamento di risultati
sicuri; non è semplice adattare una conduzione tecnica
semplificata che non lascia indietro nessuno, rischiando di
sacrificare o anche perdere le possibilità di quelli più
dotati.
Non
è facile su un altro piano, rinunciare a campionati
piramidali per moltiplicare tornei a minor livello tecnico e
impegno agonistico, ma accessibile ad un maggiore numero di
squadre praticanti, come non è semplice programmare stimolare
e sostenere con adeguato impegno formule e manifestazioni
sportive a carattere veramente ricreativo, che non godono di
considerazioni del mondo sportivo e non procurano applausi .
Eppure
è qui, crediamo, che si gioca il nostro essere di
Polisportiva che vive all'interno di una Parrocchia e di
ispirazione cristiana:
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nella
capacità di vivere a contatto con quelli a cui gli
altri non pensano o rifiutano; |
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nella
volontà effettiva e nello sforzo sincero di fare spazio
alle categorie più emarginate, siano essi ragazzi,
adolescenti giovani degli ambienti sociali più
difficili perché trascurati; gli handicappati
che la società sembra condannare senza appello; |
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le
donne che giustamente diffidano e si trovano a
disagio in un sistema sportivo pensato solo per gli
uomini; |
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gli
adulti e gli anziani che incapaci di
procacciare risultati agonistici sono messi da parte
dallo sport ufficiale ed hanno di fronte soltanto
iniziative speculative per giunta alienanti e
mistificatorie (ingannevoli). |
Su
questo terreno le possibilità sono enormi ed estremamente
concrete. Non è questione né di teoria né di scelte
utopistiche .
E'
un terreno alla portata di tutti, su cui dobbiamo veramente
misurare la nostra volontà d'ispirarci al messaggio
evangelico.
Certo
non illudiamoci che attraverso lo sport possiamo risolvere
tutti i problemi sociali, ma se le società sportive in primo
luogo, aiutate dagli enti sportivi di ispirazione cristiana
in secondo luogo, organizzano lo sport collocandolo
nell'ambito socio culturale (come viene espressamente detto
nella "Gaudium et Spes" dai nostri vescovi) possiamo
essere certi di innescare un processo di innovazione, di
attivare dinamismi i cui effetti possano andare al di la di
quanto possiamo pensare. |